Ottobre 28, 2021

C’era sempre il sole…

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C’era sempre il sole. Magari sporcato qua e là da nuvolette bianche soffiate via da una tiepida brezza di fine primavera, ma c’era sempre il sole.

Ed era l’occasione giusta per sfoggiare la prima maglietta a maniche corte, quella nuova che mamma ti aveva comprato perché l’aveva vista esposta in vetrina da Marras e, anche se era ancora presto per la bella stagione, l’aveva presa e tu l’avevi messa lì, pronta ad essere indossata alla prima occasione, al primo caldo.

E quella domenica di fine maggio c’era anche caldo, quel caldo che bastava a spingerti a scoprirti e ad accogliere i primi sentori d’estate. Le tappe del giro d’Italia, le ultime di campionato, i frigoriferi dei bar che si riempivano di gelati. Ed era la festa più importante del paese, quella con gli archi di murta appesi sui cavi a dieci metri l’uno dall’altro lungo tutto il rettifilo. La domenica delle bancarelle, della sfilata in costume sardo a piedi o con la bici o con la vespa o addirittura col trattore. Le bandierine colorate, le campane, la banda musicale, i bambini della prima comunione a chiudere il corteo.

E non vedevi l’ora di uscire. Vestito di tutto punto, con quella maglietta nuova, i jeans e le scarpe in tela, quelle che avresti usato per tutta l’estate e che sfoggiavi proprio quella domenica, magari senza calze, per la prima volta in tutto l’anno, come si usava allora. con le caviglie scoperte e i risvolti alti tre dita. E quando mettevi il piede fuori da casa tutto era avvolto dall’ odore della primavera che correva via, mischiato al Malizia rosso o all’Axe Marine che avevi preso per due lire, dallo scaffale del supermercato.

Ed arrivavi al rettifilo che la processione era già partita, che il blu cobalto del cielo veniva bucato qua e là dai primi fumi bianchi dei botti dei fuochi d’artificio. E mentre ti passavano davanti i carri straripanti dei colori dei fiori e dei costumi Sardi, venivi invaso da quel profumo inconfondibile di festa, quel profumo di sterco di cavallo misto ai petali di rosa che ti faceva storcere il naso e al tempo stesso ti accarezzava i sensi, perché l’avresti riconosciuto ad occhi chiusi in qualsiasi periodo dell’anno.

E raggiungevi il tuo gruppetto in piazza, sempre nello stesso punto, senza appuntamento, senza messaggino su Whatsapp, senza bisogno di coordinate ma puntuale e preciso come un orologio svizzero, come Natale il 25 di ogni dicembre, come un gol di Riva in una partita del Cagliari negli anni ’70. E con il tuo gruppetto avresti condiviso “Sa Festa” quella più importante, quella attorno alla quale giravano tutti gli altri eventi: il concerto della Madonna della Salute, la gara ciclistica per la Madonna della Salute, il trofeo di calcio Madonna della Salute. Tutto sfociava, in quell’unica domenica che precedeva l’estate e che si sarebbe chiusa con uno spettacolo di qualche artista famoso sul viale del tramonto ma che sembrava comunque qualcosa che Gonnos non si sarebbe potuta mai permettere, se non in quell’occasione.

E la sera, dopo l’ultima vasca su e giù per il rettifilo tra le bancarelle con le noccioline e le cassette di Benito Urgu, dopo l’ultimo giro sull’autoscontro Cavasino con il sottofondo musicale di un qualunque brano dance anni ’80/’90 e l’inconfondibile voce al microfono che ti invitava a “inserire il gettone, si parte..“, dopo i fuochi d’artificio che guardavi tutto d’un fiato fino agli ultimi due che venivano seguiti da un grande silenzio e dagli applausi della gente, tornavi a casa e ti infilavi sotto le coperte.

La maglietta nuova ormai sgualcita e buttata sul letto col pensiero all’indomani, quel lunedì in cui saresti dovuto rientrare a scuola per gli ultimi dieci giorni prima delle tanto attese vacanze, con il cuore ancora festoso per la domenica appena passata e l’ansia per il rush finale dell’anno scolastico che volgeva al termine, con quel sapore dolceamaro in bocca che ti portavi fino al banco, con quel contrasto di emozioni che rimbalzavano dall’eccitazione per l’estate che stava per arrivare e le ultime interrogazioni da affrontare prima degli esiti finali. E ti addormentavi così, con quella sensazione di smarrimento che non riuscivi mai a controllare come si deve, un po’ dolce e un po’ amara, un pò liscia e un po’ ruvida, un po’ sterco di cavallo e un po’ petali di rosa.

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*Foto tratta dal WEB

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