Marzo 8, 2021

C’era una volta a Gonnos… “la scuola di su e quella di giù”

Quando Gonnosfanadiga contava qualche abitante in più, ovvero nel suo periodo di massima espansione demografica, non bastava, come oggi, un solo plesso 🏫🏫🏫 per contenere le scolaresche, ne alle elementari, ne alle medie.

(nota 1)

Le scuole elementari, infatti, si frequentavano in due sedi distinte: al “Giovanni Lecis”, oggi “scuola primaria”, e al “Giovanni XXIII”, ora invece “scuola secondaria di primo grado”. A scuola non si andava col trolley ma con la cartella (dovevano starci il libro di lettura, il sussidiario e, al massimo, il mazzo delle figurine doppie) e con il grembiule (bianco per le femminucce e nero per i maschietti), con appiccicato sotto al colletto un grande fiocco – rosa, celeste, giallo, blu o rosso – che rappresentava la classe frequentata, in ordine crescente.

Anche le “scuole medie” erano sdoppiate: c’era la sede centrale di via Foscolo e la sede succursale di via Gramsci. Entrambe hanno oggi altre destinazioni d’uso. Via il grembiule e via la cartella… quest’ultima sacrificata per un più figo zaino.

Il numero degli alunni è stato tale da arrivare a formare anche otto sezioni per ogni classe. Per tanto tempo, non si scese comunque mai sotto sei.

L’assegnazione della sede era fondamentalmente geografica. Scegliere volontariamente era un’opzione dall’esito non poi così scontato. 

E questa suddivisione contribuiva ad amplificare una certa “rivalità” tra quelli de Gonn’e susu 🏠🏡 e quelli de 🏠🏡 Gonn’e basciu. Stiamo parlando di una rivalità blanda – chiaramente – alimentata più per gioco che altro… nessun fondamentalismo. Però c’era… poca, ma c’era… e si avvertiva. Ed era anche molto intrigante.

E per sfogare questa rivalità, almeno alle medie si poteva utilizzare la valvola del calcio ⚽⚽⚽. Negli anni ottanta, ad esempio, ogni annata, i professori di educazione fisica organizzavano il torneo pomeridiano interscolastico. Se la forza giocatori era insufficiente si abbinavano le sezioni. Una squadra indossava le magliette “ciao crem”, l’altra le “coppa scarabocchio”. Sempre. Poco importava se erano entrambe bianche e potevano confondersi, né che fossero “sbracciate” benché fosse inverno. 

(nota 2)

C’erano i numeri per disputare un ottimo torneo, spensierato, ma col risultato sempre nel mirino. Già… perché in palio c’era anche un “montepremi”: un gruzzolo, frutto di una colletta, da investire in petz’e proceddu 🐷🐷🐷. Così, la squadra vincitrice, a fine stagione, celebrava il successo seduta a tavola.

I più bravi a giocare a calcio, poi, finivano nella lista dei convocati di prof. Angius, e affrontavano le rappresentative dei pari età del circondario. Spesso con ottimi risultati.

(nota 3)

Poi c’erano i giochi della gioventù. Evento interdisciplinare, svolto davanti a spalti gremiti… da tremarti le gambe 😨.

Parliamo di annate con oltre centocinquanta nascite 👶👶👶. Oggi superiamo a malapena trenta. Ci puoi organizzare una amichevole di calcetto. Tempi che difficilmente torneranno molto presto. 

Non c’è nulla di più nostalgico di quanto abbiamo appena raccontato. Nulla. Nulla, tranne l’infogatissimo coro “alè gonnos…” che incalzava l’autista nel suo ultimo chilometro del viaggio di ritorno dalle gite scolastiche. E il pullman volava 🛫🛫🛫. Quello… è “nostalgia”! Anzi, forse, è “poesia”. Hors Catégorie.

Incorporiamo qui appresso un filmato dell’epoca, di una partita di calcio tra rappresentative di prima media…

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nota 1(foto scuola “G.Lecis” scattata nel 1970 – tratta dal sito http://spazioinwind.libero.it/gonnosfanadiga – previa autorizzazione, offerta spontaneamente dagli autori)

nota 2 (foto archivio F.Pes)

nota 3 (fermo immagine tratto dal video soprastante)

Anche questo articolo, come sempre, è condiviso sulla pagina facebook collegata, con l’auspicio di generare una cordiale chiacchierata… 😉