Ottobre 28, 2021

Natale in Zona…rossa

Il pomeriggio della viglia di Natale è il più lungo di tutto l’anno, non passa mai, nemmeno dai ricordi più lontani della nostra infanzia…C’era sempre una finestra in quei ricordi, una finestra immersa in una luce gialla e fioca macchiata a intermittenza dai colori delle luminarie della festa; sui vetri freddi e appannati il riflesso dei nostri occhietti di bambini di un tempo ormai passato, oltre il vetro una luna chiara che appare e scompare tra le nuvole e in silenzio, in quello scenario incantato, aspettavamo che passasse lui, con le sue renne, il suo vestito rosso e il suo sacco con dentro il regalo che avevamo sognato per un anno intero.Le lancette dell’orologio andavano sempre troppo piano, come se tutto fosse avvolto da uno strano incantesimo che rallentava il tempo e faceva sembrare incolmabili i momenti che ci separavano dal passaggio della slitta di Babbo Natale nel buio silenzioso di quel cielo invernale. E c’era sempre un caminetto acceso e qualcosa che arrostiva lentamente, “sa trattalia” che mia nonna preparava sempre con cura per il cenone…in tv, le pubblicità degli spumanti e dei panettoni, la Spada nella Roccia, il Canto di Natale di Topolino e la pubblicità della Coca Cola con gli Hippy che cantavano con la candela accesa e formavano l’albero sulla collina…e intanto il fuoco scoppiettava, il girarrosto girava e in un angolo del camino, avvolto in un foglio di alluminio cuoceva anche il sanguinaccio…Le lancette continuavano a scorrere lente, di Babbo Natale ancora nemmeno l’ombra e intanto, sulla tavola apparecchiata per la festa, cominciavano a sbriciolarsi arachidi e noci in quantità industriale, mentre qualcuno apriva datteri e fichi secchi che puntualmente sarebbero rimasti in un angolo della tavola senza che nessuno (o pochi) gli degnassero di un assaggio, mentre nonno cominciava ad affettare la salsiccia e si faceva aiutare ad infilare nello spiedo il resto del maialetto che, dopo sanguinaccio, salsiccia e trattalia, avremmo consumato durante il pranzo del giorno dopo…e così, con il naso incollato alla finestra, le ore continuavano a passare piano, troppo piano; si usciva poi per la messa di mezzanotte fino a che non si crollava in macchina, cullati da un sonno incantato che ci trasportava fuori dal tempo e dallo spazio e ci faceva dimenticare che di lì a poco sarebbe stata festa e Babbo Natale sarebbe finalmente arrivato.Di lì a poche ore, Il risveglio, il momento più bello, tra le mani il regalo tanto sognato, la carta e i fiocchetti sparsi per terra e le batterie che puntualmente mancavano per far funzionare i nostri adorati giocattoli nuovi; un sacco di abbracci, di sorrisi, di schiocchi di baci sulle guance e di auguri interminabili, ai cugini, ai genitori, ai nonni, agli zii, ai vicini di casa, agli amici stretti, congiunti e non e perfino a quel maialetto…l’unico che davvero passava sempre un Natale in “zona rossa”.