Settembre 20, 2020

Il paese delle strade abbandonate e dei ricordi dimenticati.

C’è un paese in un angolo della Sardegna, dove il tempo si ferma, tutto rimane sospeso e il progresso sembra non avanzare mai.

C’è una grossa sfera di granito proprio all’entrata di questo paese, è lì da anni, sono in pochi quelli che la notano e forse ancora meno quelli che le danno qualche tipo di importanza. Quella palla, qualche decennio fa era in un altro punto, nella fontana della piazza principale. Gli ultra sessantenni ricordano di aver visto i propri figli saltarci sopra qualche volta, quelli sulla quarantina sono cresciuti facendo a gara a chi riusciva a starci in equilibrio, i più giovani, forse, ne hanno sentito parlare dai genitori, ma sono cose di poca importanza, solo ricordi legati ad un pezzo di pietra che qualcuno, quando è stata rifatta la piazza, ha pensato di lasciare lì all’ingresso del paese, in un’aiuola quasi sempre piena di erbacce, in un punto dove non disturbasse troppo.

E in questo piccolo paese della Sardegna ci sono anche un sacco di strade, come tante se ne vedono nel resto dell’isola, piene di scorci tipici, di strettoie, di casette con i muretti a secco, di vecchi portoni di legno e di pozzi dove un tempo si attingeva l’acqua, di piccole piazzette, di memoria, di vita passata, di storia. E tutte queste stradine, con gli anni, si sono riempite di spazzatura, di vegetazione incolta, di alberelli che spuntano numerosi quasi quanto i cartelli “vendesi” appesi ai cancelli arrugginiti delle vecchie case abbandonate da chi ormai non ha più un motivo per viverci.

E questo paese ha anche un fiume che lo attraversa, così impetuoso e scrosciante d’inverno quanto silenzioso e asciutto d’estate, ma anche questo riesci a scorgerlo appena perché oramai è ricoperto da una fitta foresta di arbusti e di cespugli che ne hanno quasi cancellato il passaggio. E il paesino ha anche una gradinata di 300 scalini di pietra che se riesci a farli tutti poi ti godi il panorama dall’alto, e quando ridiscendi ti ritrovi in una bella piazzetta rotonda dove oramai non si può più accedere perché chiusa da mesi, giudicata inagibile.

E c’è anche un bel palazzetto dello sport, con il tetto in legno super moderno da fare invidia a qualche impianto di serie A del Volley o del Basket ma non ci si può entrare da anni, perché dicono sia inagibile anche quello e oramai è stato abbandonato, le sue vetrate distrutte dai vandali e il campo da calcetto che gli stava di fianco, ha perso quasi completamente il manto verde che lo ricopriva.

E in questo piccolo paese, di cui si potrebbero descrivere ancora decine di particolari che lo rendono sempre un po’ sospeso tra il progresso e il regresso, tra il fascino e il declino, tra il presente, il passato e un futuro incerto, ci sono quelli che dovrebbero prendersene cura e che invece sembrano averne dimenticato il valore; come un giocattolo che hai usato tante volte che ormai ti dà solo noia e che rinchiudi in soffitta a prendere polvere in un angolo anonimo; un po’ come quella grossa palla di granito all’ingresso, tanto grande dura e ingombrante quanto carica di mille ricordi d’infanzia che in molti custodiscono nel profondo ma a cui nessuno sembra dare più troppa importanza.

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