Ottobre 26, 2020

Delirio di un’anguria di mezz’estate

Ricordi di un mondiale lontano che non si può dimenticare.

Le enciclopedie (quelle di carta di un tempo) dicono che i primi ricordi di un bambino si formino intorno ai 5 anni. Ne ho uno di quando avevo 6 anni, non sono sicuro fosse un ricordo reale…oppure un sogno.
C’erano una strada sterrata, un cancello verde e un giardino fiorito che si vedevano dalla finestra e io ero seduto su un divano non fiorito ma disegnato con un motivo a grossi triangoli beige e marroni. Ero nel salotto di casa di nonna e c’era il pavimento con un altro disegno strano, bianco e nero, come un mosaico però più grosso. E il salotto era pieno di gente con la canottiera bianca, ma non di quelle sportive con scritte o disegni, no, tutta bianca a costine finissime e mio papà aveva la canottiera bianca, mio zio la canottiera bianca e anche l’altro mio zio, così come mio nonno ma lui era zitto e mangiava una fetta di anguria e ora che ci penso tutti mangiavamo l’anguria perchè era luglio e c’era caldo, anzi basca, perchè il caldo c’è in continente e li è più fresco, da noi in Sardegna c’era basca e ti si attaccava addosso, perchè c’erano tipo 40 gradi all’ombra e non c’era ombra, ma c’era la tv: un grosso Grundig in bianco e nero con tre tasti per selezionare i canali, gli unici tre che prendeva quel televisore. E tutti guardavamo il televisore e io avevo la maglia di Naranjito perchè c’erano i mondiali e si usava cosí e avevo anche i pantaloncini azzurri cortissimi con i bordi bianchi. Ma gli altri nella stanza no. Loro avevano la canottiera bianca a costine e quella di papà era sbrodolata di anguria perchè mangiava e guardava la tv e anche quella di zio era sbrodolata di anguria e anche quella di nonno ma lui era zitto e guardava la tv. Gli altri urlavano ed incitavano, lui no, era troppo concentrato a guardare la tv. E dalla tv, quando smettevano di urlare, veniva un sottofondo come di vuvuzela ma più fine e continuo, tipo tromba da stadio degli anni 80 ma continuo. E si vedeva tipo un campo da calcio ma non era verde ma grigio perchè il Grundig non aveva colori, si capiva che era una partita perchè c’era il pallone, un Tango, e quello si che era a colori perchè era bianco e nero anche dal vivo. E in salotto era entrata mia mamma con un vestito verde e un vassoio con le fette di anguria ed anche il vestito verde di mia mamma era sbrodolato di anguria. E in tv era apparso un signore a bocca aperta che urlava a squarciagola e correva e urlava, con i pugni stretti e la maglia grigia che forse era azzurra tutta sudata (o forse era anguria!?) e tutti si erano messi a correre ad abbracciarsi e ad urlare, ma mio nonno no, era sempre zitto però sorrideva, di gusto, e l’anguria aveva cominciato a volare da tutte le parti, anche sul Grundig (o era un Philips, boh) e qualcuno mi aveva preso in braccio con le braccia appiccicose di anguria e portato fuori in giardino. E c’era la 127 amaranto di mio zio parcheggiata in strada con una grande bandiera attaccata dietro, verde come il vestito di mia mamma, bianca come le canottiere e rossa come l’anguria. E mio zio saliva sulla 127 e cominciava a suonare il clacson come un pazzo. E saliva anche mio padre e anche l’altro mio zio e anche i miei cugini e mio fratello e qualcuno anche sul tettuccio. E la macchina partiva sgommando tra la polvere della strada sterrata e si sentiva il clacson, tipo vuvuzela però più clacson, e la gente era tutta in strada e rideva e suonava e io mi sentivo felice, come un campione sul tetto del mondo, e di una 127 sport amaranto…sbrodolata di anguria.

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