Settembre 20, 2020

Misteri paesani…

In un piccolo paese come il nostro, è normale che si sentano spesso una miriade di leggende, alcune fondate, altre meno che popolano la memoria delle persone che le hanno ricevute in eredità da qualche anziano parente o raccontate giusto per sentito dire da amici o vicini di casa. Eccone una delle tante, che ci ha voluto raccontare la nostra amica Daniela, Gonnese DOC trapiantata in Lombardia, che apre così una nuova rubrica deidicata ai misteri e alle leggende del nostro paese.

Se vi va di raccontare la vostra, scriveteci.

Gonnos è il mio paese, e no non lo cambierei con nessuno al mondo. Ci sono cresciuta e ci sono arrivata appena nata. Per un po’ ho vissuto in quella parte che si chiama Gonnos di giù, che a dirla a chi non ne conosce l’estensione, può far pensare  a una metropoli, ma è invece il modo che hanno i gonnesi per distinguere le parti di paese divise dal fiume. Ecco, io da piccola ho vissuto nella parte “di giù”. E avevo una vicina di casa poco più grande di me. Beh, questa ragazzina (all’epoca lo era) si divertiva a raccontarmi storie abbastanza inquietanti sul paese. E una di queste storie me la ricordo benissimo perché le cose che ti raccontano o che vivi quando sei piccolo, se sono abbastanza spaventose te le ricordi, ti rimangono impresse nella mente. Questa storia parlava della Chiesa di Santa Severa. E questa persona mi raccontò che dentro la Chiesa viveva, testuali parole “un mostro dagli occhi gialli con le dita a chiave”. Lascio immaginare come poteva visualizzarlo una bambina di 7/8 anni, soprattutto se lo sentiva raccontare da una persona più grande. Io me lo immaginavo enorme, dinoccolato e minaccioso. E con mani enormi che terminavano in dita lunghissime ognuna a forma di una chiave diversa. Per di più questa persona non perdeva occasione per raccontarmi la storia. E diceva che le chiavi gli servivano per entrare ovunque. Ovviamente mi è rimasta per anni la paura di entrare nella chiesetta, anche quando sono diventata un pochino più grande. Sui motivi per cui questa persona aveva piacere di raccontare a una bambina piccola storia terrificanti mi sono interrogata quando sono cresciuta, ma non ho trovato grandi spiegazioni plausibili. Forse si divertiva e certo, aveva tutta la mia attenzione.  Sono passati 40 anni, però me la ricordo ancora questa storia.  E mi è rimasta la curiosità di sapere se qualcun’altro ne ha mai sentito parlare, anche se ne dubito dato che non c’erano molte altre bambine e bambini da terrorizzare nel vicinato. E chissà se Gonnos, la mia Gonnos, nasconde altri misteri….

Daniela C.

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