Luglio 10, 2020

Gonnos ai tempi del Coronavirus – Capitolo 19

Gonnosfanadiga – Sardegna – Italia – zona rossa COVID – 19

lunedì 4 maggio dell’anno duemilaventi

primo giorno della FASE 2

Fossimo stati ancora in quarantena, avrei impiegato diversi minuti anche solo per scrivere l’introduzione di questo capitolo, già perchè scrivere “cinquantaseiesimo giorno di quarantena” è difficile quasi quanto passare dalla fase 1 alla fase 2 di questa incredibile emergenza. Dicono che la fase 2 sia praticamente uguale alla prima con poche piccole concessioni ma in realtà, dopo cinquantacinque giorni di clausura dentro le nostre case, ci sembra straordinario anche solo poter salire su una macchina con il resto della famiglia, cosa che non facevamo da secoli e a cui ci siamo completamente disabituati.

Ho lasciato che passasse un po’ più di tempo dall’ultima volta che ho scritto: questi ultimi dieci giorni hanno segnato il passaggio dalla fase di isolamento più ristretto, a un lento e prudente riavvicinamento alla vita normale che trascorrevamo prima di questo virus.

Negli scorsi giorni il presidente Conte ha finalmente svelato quelle che dovevano essere le nuove regole di convivenza con questo virus ma alla fine del suo discorso ci siamo guardati un po’ tutti in faccia senza avere le idee troppo chiare sui cambiamenti e soprattutto, dal momento della chiusura della conferenza stampa, un po’ tutti siamo andati a googlare subito la parola ufficiale e più interpretata di questa nuova fase 2 dell’emergenza: la parola “congiunti”.

Fino a ieri infatti, gli spostamenti dalla propria abitazione erano concessi solo ed esclusivamente per motivi di assoluta necessità e, nella stragrande maggioranza dei casi, solo uno per famiglia come nel caso della spesa. Dalla mezzanotte di questa domenica invece, è concesso a tutti di andare a trovare i propri “congiunti” anche insieme al resto della famiglia.

Ora, prendete un bambino; prendetelo mediamente educato, intelligente e rispettoso delle regole; mettetelo dentro una bella casa anche abbastanza grande, magari di due piani da 100 metri quadri ciascuno; poi prendete uno di questi due piani e riempitelo completamente di dolci, cioccolati, caramelle e qualsiasi golosità vi venga in mente, dopodiché dite al bambino che, per una malattia particolare, deve trasferirsi nell’altro piano della casa, quello senza caramelle, stare chiuso lì dentro per circa sessanta giorni con la tv, internet, i videogiochi, magari qualche bel libro, tante cose buone da mangiare ma assolutamente nessun tipo di dolci e per nessun motivo al mondo può accedere all’altro piano. Verso il sessantesimo giorno, dopo che il piccolo ha seguito tutte le regole, è stato buono nel piano che gli hanno assegnato senza mangiare nemmeno un dolce e senza accedere mai all’altro piano, dite al bambino che dal giorno dopo può ricominciare ad accedere ogni tanto all’altro piano della casa e che può mangiare solo i dolci che hanno poco zucchero. Non aggiungo altro.

Ecco, la fase 2 che abbiamo imparato a conoscere oggi è un po’ come la metafora appena descritta: per due mesi ci hanno costretti a rimanere a casa per paura di questo virus, senza poter vedere amici e parenti, nemmeno quelli più stretti che abitano dietro casa e da oggi, finalmente possiamo riassaporare tante cose, prima fra tutte quella di incontrare altre persone che non siano i familiari con cui conviviamo o il panettiere che ci ha dato il pane tutte le mattine o il nostro cane che abbiamo continuato imperterriti a trascinare a passeggio in questi lunghi giorni.

Si capisce bene quanto sia sottile oggi distinguere fra un parente di sesto grado e un amico che conosciamo fin da quando siamo piccoli e ancora più difficile è capire come si possa controllare una persona che va a trovare un proprio cugino che non vede da due mesi, piuttosto che la sua fidanzata con cui si è sentito solo per telefono.

Troppo facile pensare che il buon senso possa regolare da solo il riassaporare improvviso di questa “libertà condizionata”: troppo semplice pensare, dato che si è stati ligi finora per paura del virus, che da questo momento in poi riusciremo a non voler di nuovo rincontrare tante persone che fino ad oggi abbiamo tenuto a distanza; troppo assurdo pretendere che il buon senso tenga distanti due fidanzati che non si vedono da mesi o che non si attacchino l’un latro come ventose e tengano la mascherina anziché abbracciarsi e baciarsi senza il minimo scrupolo.

Il pericolo del contagio è ancora presente in tutto il mondo, anche in Italia, anche in Sardegna, ma i casi accertati di oggi sono stati solo 2 in tutta l’isola e, sarà che il sole splende, sarà che è maggio e l’estate si avvicina, sarà che oggi abbiamo respirato un po’ più di aria rispetto agli ultimi due mesi, ma a tutti viene da ringraziare di essere tra quei tanti “zero” non contagiati piuttosto che concentrarsi sui due nuovi casi di COVID-19 registrati e anche mantenendo tutte le distanze e le precauzioni del caso, oggi che ci hanno concesso di uscire un po’ di più, ci siamo attaccati con tutte le forze a questa concessione, perché sentiamo di essercela meritata, perché sentiamo di riuscire ad avere buon senso e mantenere comunque le distanze ma siamo assolutamente convinti che per guarire ed uscire definitivamente da questa emergenza, abbiamo bisogno innanzitutto di ricominciare a vivere.

Oggi è stato il primo giorno di semi-libertà e ognuno ha cominciato ad assaporarla nel modo che riteneva più opportuno: con una passeggiata oltre i 200 metri da casa, a cavallo di una bicicletta pedalando indisturbato per le strade di campagna, andando a trovare i parenti che non vedeva ormai da mesi e trovandoli ingrassati e pieni di capelli (parrucchieri e centri estetici non riapriranno prima del 18 maggio). Oggi, ognuno di noi, armato di mascherina e di tanto buon senso, ha gustato di nuovo il sapore della libertà che per sessanta giorni aveva dimenticato, imparato ad assaporare con gusto il piacere di piccole cose che aveva dato per scontate prima di questo virus ed è molto probabile che da questo momento in poi, anche andando a trovare qualcuno che proprio parente non è, riusciremo a convivere con questo virus nel migliore dei modi, mantenendo le distanze dove necessario e lavandoci le mani qualche volta di più per evitare di ricominciare da capo una guerra che piano piano stiamo vincendo. Speriamo davvero che il peggio sia passato, che, ora che sta arrivando il grande caldo questo virus ci lasci definitivamente in pace e che torneremo di nuovo presto a vivere “felici e congiunti”.

_______________________________________

Foto di apertura di Viviana Marras.

Commenti

Commenta con Facebook