Ottobre 26, 2020

Gonnos ai tempi del Coronavirus – Capitolo 10

 
 
Gonnosfanadiga – Sardegna – Italia – zona rossa COVID-19 
sabato 21 marzo dell’anno duemilaventi
dodicesimo giorno di quarantena
 
Un cielo grigio a cornice del primo giorno di Primavera è come una manciata di coriandoli la notte di Natale: non solo c’entrano poco e niente ma danno anche un po’ fastidio: francamente non so se siano più seccanti le gocce di pioggia il 21 di marzo o ripulire il pavimento dai coriandoli prima del cenone di Natale, ma era giusto per rendere l’idea e in questo momento di quarantena la mia personale biblioteca delle metafore è un po’ impolverata e piena di ragnatele. In definitiva le nubi grigie che hanno coperto il cielo gonnese in questa giornata hanno fatto passare quasi inosservato questo primo giorno di Primavera, almeno dal punto di vista metereologico. L’evoluzione dell’emergenza di questi giorni sta diventando soprattutto un’evoluzione delle norme restrittive che vengono modificate per continuare la lotta serrata contro il virus e allontanare il più possibile il timore di nuovi contagi. Questa la situazione attuale in Italia:
Il presidente Conte ha annunciato le nuove restrizioni in diretta nazionale poco fa e gli ultimi suo aggiornamenti sono stati sostanziali soprattutto per quanto riguarda la chiusura di tutte le attività non necessarie, perciò da questo momento resteranno aperti soltanto i generi alimentari e le farmacie.
Un ulteriore giro di vite è stato fatto su tutto il territorio italiano anche dal punto di vista delle “passeggiate”, uno degli argomenti che ormai sono diventati di interesse principale anche tra i gonnesi che hanno bombardato di domande il sindaco, chiedendo se fosse possibile continuare a farsi la passeggiata quotidiana (per chi la faceva) verso il nostro amato parco di Perda de Pibara. Da oggi tutti i podisti e i passeggiatori gonnesi avranno un motivo in più per odiare questa quarantena: non si potrà più passeggiare come prima, le uscite infatti sono state limitate allo stretto necessario e se si vuole fare una camminata fuori casa è concesso farlo solo in prossimità della propria abitazione a non più di 200 metri. Un’ ulteriore limitazione alla nostra libertà, ma assolutamente necessaria soprattutto per dire basta una volta per tutte a tutti quelli che avevano scambiato questa quarantena per la “giornata sportiva” o per la gara della spesa al supermercato.
Che poi è davvero strano rendersi conto di come finora, soprattutto a Gonnosfanadiga, non sembrava importare a nessuno di uscire di casa. In effetti la presenza delle persone sulle strade del paese è ormai ridotta alle prime ore del mattino per uscire a prendere il pane, ma a pensarci bene, non è che prima del virus le strade e le piazze brulicassero granché di gente in giro per le passeggiate, né durante i normali giorni feriali né tantomeno durante qualche festa patronale, eventi che ormai da anni non sembrano suscitare l’interesse delle persone che preferiscono di gran lunga stare in casa davanti alla smart TV, al computer o al cellulare. E allora che cosa è successo di punto in bianco? Perché all’improvviso i gonnesi, come d’altronde la maggioranza dei cittadini italiani, puntano i piedi proprio sulle passeggiate? Perché, come spesso capita nella vita, devi perdere una cosa che prima davi per scontata per comprenderne davvero il valore e desiderare immensamente di riaverla.
Ma chissà se davvero stiamo imparando la lezione.
E dire che di passeggiate, in tempi non sospetti, noi gonnesi ne facevamo eccome e non soltanto nel perimetro del nostro piccolo paese: chi ha più o meno la mia età o qualche anno in più, ricorderà di certo gli anni in cui si svolgeva la passeggiata ecologica o ancora quella che rappresentava la festa di primavera per eccellenza, la regina delle gite, la “Milano-Sanremo” delle passeggiate gonnesi per antonomasia: Sibirinfesta era una delle feste che anticipavano l’estate e a cui eravamo particolarmente affezionati.
Le gite legate ai tempi della nostra gioventù andavano in ordine di importanza, scalando posizioni in classifica dipendentemente dalla lontananza della meta prevista che veniva accompagnata inesorabilmente dal suo pranzo al sacco e anch’esso era misurato all’importanza dell’escursione: diciamo che il tutto poteva variare da un grado minimo rappresentato dalla classica rosetta col salame che poteva andar bene per una gitarella scolastica nell’arco di pochi km, fino al mitico panino con la frittata (nel mio caso di piselli o di cipolle n.d.r.) che accompagnava solo le gite e le scampagnate più importanti dell’anno.
Ai tempi, quello di Sibirinfesta rappresentava di certo un evento da panino con la frittata, non tanto per la distanza della meta finale (circa 10 km dal paese) quanto per la partecipazione e per il fatto che questa festa anticipasse di poco il sopraggiungere della chiusura delle scuole e quindi il conseguente arrivo delle tanto sospirate vacanze estive.
La caratteristica principale della festa era che per arrivare alla meta finale, la Colonia di Sibiri dove si svolgeva il tutto, ci si spostava in branchi, termine non usato a caso per identificare orde di ragazzini felici che partivano dal paese per raggiungere in cricca (ognuno la sua come in piazza) rigorosamente a piedi o in bicicletta la nostra tanto amata colonia.
Il fatto di spostarsi così in tanti a piedi potrebbe suggerire ad un lettore poco pratico dell’argomento storico/folcloristico gonnese, che si trattasse di anni in cui non c’erano abbastanza macchine e in cui gli spostamenti fossero agevolati solo da bici o dalla forza motrice umana ed invece parliamo degli anni ottanta/novanta, questo per sottolineare che chi andava a festeggiare a piedi, camminando per 10 km all’andata e 10 per il rientro, lo faceva per puro piacere di passeggiare con gli amici e godersi una giornata all’aperto incorniciata dallo splendido paesaggio che circondava (e circonda ancora) la colonia di Sibiri.
Non parlo di una festa trascendentale ricca di chissà quali eventi giochi ed ospiti particolari, ma di una festa semplice, di un raduno di centinaia di persone a mangiare sotto i pini e godersi la compagnia degli amici e di qualche gruppo musicale locale (credo di ricordare che suonasse spesso il complesso composto da Ninetto, Pinuccetto & friends, n.d.r.), Sembra poco ma solo il gusto di camminare tutto il giorno in quelle strade di campagna piene di persone (e non è un eufemismo) a godersi il primo sole di maggio valeva la stanchezza che provavi quando al rientro ti buttavi sul letto stremato ma felice.
Non me ne vogliano i lettori se ogni tanto divago dagli argomenti più seri e attuali riservati all’emergenza del Coronavirus ma è che comincio ad essere un po’ stanco di continue notizie negative, paura e angoscia per l’avanzare dei contagi e il crescere del numero dei morti e credo che l’unico sano modo per continuare a scrivere questo diario sia quello di rifugiarsi di tanto in tanto tra i ricordi più belli di un paese che oggi è chiuso in casa a sperare che tutto finisca presto.
Speriamo che torni il tempo delle passeggiate, che non ci dimentichiamo  di quanto ora ci manchino, di quanto fossero belle certe feste di paese e magari, con la fine di questa emergenza, che torni a qualcuno anche la voglia di riorganizzare certi eventi e soprattutto di non snobbarli ma di parteciparvi numerosi.
Spero davvero che le mancanze di questi giorni non si dimentichino facilmente, e che ricominciamo a vivere insieme di tanti eventi e gite da panino con la frittata.

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