Ottobre 26, 2020

Gonnos ai tempi del Coronavirus – Capitolo 8

 
Gonnosfanadiga – Sardegna – Italia – zona rossa COVID-19 
mercoledì 18 marzo dell’anno duemilaventi
Nono giorno di quarantena.
Sto cercando di far passare un pochino più di tempo tra una pagina del diario e l’altra non perché non voglia scrivere ma semplicemente perché i giorni sono davvero diventati troppo uguali l’uno all’altro.
Sia per chi è sempre a casa sia per chi continua ad andare a lavorare, la mattina si aprono gli occhi e il primo pensiero è sempre quello del virus e della quarantena che dura ormai da quasi dieci giorni. Molto spesso, quando ci si rende conto che non sia stato un sogno quello che stavamo facendo quando ci siamo addormentati, si preferirebbe chiudere gli occhi e tornare tra le braccia di Morfeo, perché il virus è ancora fra di noi e perché a conti fatti, questa quarantena è appena iniziata anche se dieci giorni ci sembrano un’infinità.
Provate un attimo a pensare a quand’è stata l’ultima volta che siete rimasti chiusi in casa per dieci giorni. Forse per qualche influenza o qualche malattia esantematica da piccoli, ma anche rovistando tra i meandri dei ricordi più remoti, salvo qualche caso sporadico, dubito che qualcuno ricordi di essere rimasto chiuso in casa per più di due o tre giorni al massimo.
A proposito di ricordi, credo che mai come in questi giorni le persone stiano rovistando in casa e rispolverando vecchie foto dimenticate dentro qualche scatola e morsicate dal tempo. Basta guardare i social  per individuare qua e là tra i vari post sul virus, qualche foto che spunta fuori: una vecchia immagine con i compagni di scuola, una foto di gruppo della squadra di calcio in cui si giocava da giovani, uno scatto della prima comunione o di qualche gita al mare ai tempi in cui ci si andava con tutta la famiglia e le spiagge di questa zona brulicavano di gente, tende e casotti.
Fateci caso, sono certo che se in questo momento ognuno provasse a scorrere la propria bacheca social, quasi certamente ci troverebbe una vecchia foto postata da qualche suo contatto.
È come se all’improvviso, costretti dalle quattro mura domestiche, le nostre coscienze ci stessero spingendo a guardarci indietro, a come eravamo, ai nostri sorrisi da bambini e da ragazzi, alla nostra spensieratezza, a quanto riuscivamo ad essere felici con poco, a quanto riuscissimo a goderci le giornate senza per forza affannarci come facciamo ora per correre dietro a una vita ormai troppo frenetica e stressante, a quanto fossimo ricchi.
È come se questo virus fosse arrivato per fermarci una volta per tutte, metterci di fronte ad uno specchio e cominciare a guardarci nel profondo, a rovistare nel nostro passato per risvegliare le nostre coscienze nel presente e cominciare a costruire un futuro diverso da quello che ci stavamo fabbricando finora.
Intanto questo virus è ancora presente sulle nostre vite, in Italia i contagi sono più di 30.000.
Si dice che non ne usciremo prima di Pasqua, se tutto va bene, si dice anche che presto ci sarà un giro di vite per costringere a casa anche tutti quelli che finora hanno continuato ad andare in giro nonostante i divieti, si dice che verranno evitate le corse all’aperto anche da soli.
Si dice di tutto, siamo invasi da informazioni di ogni tipo su quest’emergenza e non riusciamo nemmeno più a distinguere quello che è vero da quello che invece è una bufala e forse sarebbe meglio lasciare spenta la tv e aspettare che tutto passi mettendoci un po’ più di positività e di speranza.
Speriamo di tornare presto a respirare l’aria del nostro paese.
Speriamo di uscire presto dalle nostre case e che ci sia un gran sole.
Speriamo che tutto quello che abbiamo lasciato fuori dalle quattro mura, il nostro piccolo paese con i suoi bar, le sue macellerie, le sue strade piene di buche, i suoi parchetti coi giochi sgangherati, le sue piazze e le sue strade, ci siano mancati talmente tanto da decidere una volta per tutte di volergli più bene di quanto gliene abbiamo voluto finora e finalmente di provare a cambiare noi e il mondo che ci circonda.
Speriamo che le nostre coscienze escano davvero trasformate da questa incredibile esperienza e che di tutto questo sacrificio non resti soltanto un grande vuoto, come le strade immortalate nelle foto del paese in questi tristi giorni di quarantena.
Speriamo.
 

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