Luglio 10, 2020

Gonnos ai tempi del Coronavirus – Capitolo 7

Gonnosfanadiga – Sardegna – Italia – zona rossa COVID-19 
lunedí 16 marzo dell’anno duemilaventi
Settimo giorno di quarantena.
Lunedì: è appena passata la prima settimana in quarantena dal Coronavirus, sette lunghi giorni in cui è cambiato totalmente il nostro modo di vivere, il nostro modo di pensare, il nostro modo di avere paura e di gioire per le cose.
Il contagio non accenna a diminuire, al momento sono 107 i casi in Sardegna, in Italia siamo arrivati a quasi 30.000, andiamo ad una media di crescita di circa 3000 contagi al giorno e sfortunatamente, nonostante siamo tutti chiusi in casa, le cifre non accennano a diminuire, almeno per ora, speriamo sia solo presto per dirlo.
Questo diario parla soprattutto di Gonnosfanadiga, ma è davvero surreale vedere in tv le immagini delle grandi città della nostra penisola completamente deserte.
Talmente deserte che persino il Papa che di solito non potrebbe uscire senza venire assalito dalla folla, in questi giorni è andato a piedi da solo per via del Corso a Roma a pregare, la sua foto è diventata un simbolo della desolazione di questa prima settimana di quarantena.
L’emergenza Coronavirus non ha precedenti nella storia moderna, con ogni probabilità rappresenterà per sempre un punto di svolta, per il numero di contagi, per come il virus si sta diffondendo in tutto il mondo, per i morti, per la paura, ma penso soprattutto per i cambi di prospettiva.
Già, perchè da quando il virus è entrato nelle nostre vite, ogni giorno che passa, ogni momento trascorso in casa tra i continui cambi da pigiama a tuta da ginnastica e viceversa, riflettiamo su quel “dipende”che Jarabe de Palo ci aveva propinato in uno dei tormentoni di qualche decennio fa: è un continuo cambio di prospettiva, quel “pensa se” che nei momenti della giornata, mentre siamo impegnati nelle nostre passeggiate casalinghe tra bagno e cucina o cucina e camera da letto, ci fa vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto a seconda di come lo guardiamo.
Oggi ad esempio era lunedì, per noi che nonostante la quarantena dobbiamo continuare a lavorare non è più il lunedì di una volta, quello che ti faceva storcere il naso e pensare “che palle oggi è lunedì e si ricomincia”, ora noi che lavoriamo siamo tra i pochi a poter uscire di casa e non vedere sempre e solo le quattro mura domestiche e questo ci fa vedere tutto da un’altra prospettiva:”è lunedì, devo andare a lavoro, ma pensa se dovessi rimanere chiuso in casa come tutti gli altri”.
Stamattina parlavo con un amico cacciatore, al solito metro di distanza che ormai è diventato d’obbligo e che ci viene praticamente spontaneo, ci lamentavamo insieme di questa situazione, della noia dell’essere costretti a rimanere in casa ma anche in questo caso, in un momento è cambiata la prospettiva, è bastato dire “pensa se questo periodo fosse capitato a novembre con la caccia grossa aperta e senza poterci andare”…il silenzio è stata la risposta più inequivocabile che potesse darmi.
Ci lamentavamo in continuazione per il nostro piccolo paese, perchè non c’è nulla, perchè è sporco, perchè le feste sono solo feste religiose con nessun tipo di attrazione, che non c’è vita sociale…pensa ora che il massimo della vita sociale che abbiamo è poter portare in giro il cane a pisciare, pensa a quando ci si affaccia dal balcone e si vedono solo strade deserte, bar chiusi e una pizza da Giuseppe in compagnia di qualche amico è una cosa che possiamo solo ricordare con nostalgia.
Questo virus, nel bene e nel male, ci ha costretti a stare fermi, a fermare le nostre solite rincorse tra lo stress della vita di tutti i giorni, a riflettere su noi stessi, a tutto quello che ci stiamo perdendo e che non riusciamo a goderci fino in fondo.
Questo virus ci ha costretti a un cambio di prospettiva continuo, a vivere la vita alla giornata, a cominciare a pensare che il bicchiere non è sempre mezzo vuoto e che quando tutto questo sarà finito avremmo la possibilità più unica che rara di pigiare sul pulsante “RESET” del computer della nostra esistenza e fare qualcosa per cambiarle davvero ed apprezzare meglio tutto ciò che abbiamo.
Certo il mezzo per cambiare poteva essere meno violento, mietere meno vittime e fare meno paura di quanto ci faccia questo, ma pensa se invece fosse stato un meteorite…
tra le tante riflessioni, goliardiche e non, che si trovano sul web in questi giorni, una mi ha fatto particolarmente riflettere, anche dal punto di vista religioso, una persona scriveva: “sono giorni duri, giorni di sofferenza, in cui si sta chiusi in casa con una grande paura addosso, la gente si ammala in continuazione e i morti non si contano più, ma non disperiamo, ricordiamo che Dio ci ama sempre”…e meno male, pensa se gli stessimo antipatici.
N.D.R. grazie a Cristina per averci regalato la stupenda panoramica di Gonnos durante un temporale che abbiamo postato ad inizio pagina.
Qualora lo vogliate, potete inviarci i vostri scatti all’indirizzo mail willyesse@gmail.com li pubblicheremo tra le pagine del diario e nella raccolta fotografica di questo blog.
 

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