Luglio 5, 2020

Gonnos ai tempi del Coronavirus – Capitolo 3

 
Gonnosfanadiga – Sardegna – Italia – zona rossa COVID-19 
giovedì 12 marzo dell’anno duemilaventi
Terzo giorno di quarantena.

Mi sono appena reso conto di avere solo foto della Gonnos attuale in notturna, in questi giorni cercherò di farne qualcuna anche alla luce del sole.
Già perchè anche oggi a Gonnos c’era un bel sole caldo, come se la Primavera ci volesse urlare che ha voglia di arrivare, ma noi non possiamo abbracciarla e questo ci fa riflettere un sacco su quanto dessimo per scontate anche le passeggiate all’aria aperta con amici e parenti prima di questo dannato Coronavirus.
Ve la ricordate via Porru Bonelli negli anni ottanta? Quando ancora nel rettifilo si andava a doppio senso di marcia e c’era tanto posto per parcheggiare. O negli anni novanta, quando quelli come me uscivano tutti i giorni: anche senza fissare un appuntamento con Whatsapp, potevi arrivare in piazza e trovare la tua “cricca” ad aspettarti sempre lì nel solito punto dove quotidianamente ci si riuniva. Ogni zona della piazza aveva il suo posto, legato solo ed esclusivamente a quel gruppo di amici, a ognuno il suo, senza averlo stabilito prima, come se avessi acquisito per usucapione il diritto di starci solo tu con il tuo gruppo. E si usciva all’aria aperta e si parlava e basta e si facevano le vasche su e giù solo fino a “Tzia Nerina” perchè se andavi più in là eri fuori vasca e ci passeggiavano solo le persone più anziane e invece tu eri giovane, spensierato, senza minacce di virus e libero di uscire senza vincoli e paure. E c’era il sole anche allora e si stava bene anche senza cellulare…ed era bello così.
Ora che siamo chiusi in casa da tre giorni e, chi può o deve, esce solo per lavoro o per lo stretto necessario, tutto quel periodo ci sembra ancora più lontano, una chimera irraggiungibile di un tempo che adesso ci sembra davvero valesse più di qualsiasi altra cosa al mondo.
E intanto continuiamo a stare chiusi in casa, in questo paese dove il passato non passa mai nonostante la tecnologia, dove la gente parla ormai quasi solo col cellulare in mano e dove i giovani non riescono più a suonare un campanello per andare a chiamare un amico a casa senza mandargli prima un messaggio; dove ci lamentiamo continuamente di chi ci amministra ma intanto continuiamo a parcheggiare selvaggiamente sulle strisce davanti al bar o in curva davanti al tabacchino in via nazionale solo perchè in quel momento l’importante è bere un caffè o prendere un pacchetto di sigarette; dove protestiamo su facebook se non ci ritirano la spazzatura ma siamo i primi che, se non ci va di fare la differenziata, buttiamo tutto al secco fregandocene altamente; dove ci piace dire “in paese non si organizza mai nulla” ma quando qualcuno si alza per mettere insieme un evento o una manifestazione lo snobbiamo senza preoccuparci troppo e ce ne andiamo a vedere qualche altra festa del circondario perchè “lì è meglio”. Eppure è il nostro paese e dovremmo tenerci molto di più.
Sembra tutto un discorso fuori tema, ma forse il virus è arrivato proprio per questo, per metterci con le spalle al muro e porci di fronte a tutte le cose che di solito disprezziamo, costringerci a stare in casa per farcele rimpiangere e dirci “il pericolo non sono io, io passo come tante altre cose, quello che resta sei tu, con la tua superficialità e il tuo modo stupido di dare tutto per scontato”.
Forse è proprio così, forse questi giorni devono davvero servire a tutti per riflettere un po’ di più su noi stessi, cittadini di un mondo che non apprezziamo abbastanza, di un’Italia che disprezziamo  ogni giorno e di un paese, Gonnos, che potrebbe darci molto di più se solo ci decidessimo a volergli bene e cambiare la nostra mentalità che forse ci danneggia più di un virus.
Oggi ho scritto poco dell’emergenza attuale, ma forse questo diario serve anche a questo, a raccontare un periodo di quarantena di un paese che presto tornerà a vivere all’aperto ma che non assaporeremo abbastanza se non ne approfitteremo per cambiare davvero qualcosa di noi stessi, come cittadini del mondo, di Gonnos e come persone.
Oggi è il terzo giorno di quarantena, non mi andava di parlare della solita evoluzione del virus, perchè siamo un po’ tutti saturi di informazioni che ci bombardano in continuazione, mi andava di fare una chiacchierata all’aperto senza filtri, come tanti anni fa in piazza, come quando si usciva a fare una vasca nel rettifilo, come quando si sorrideva con gli amici e si respirava ancora.

 

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