Luglio 5, 2020

Gonnos, ai tempi del Coronavirus – Capitolo 1

Gonnosfanadiga – Sardegna – Italia – zona rossa COVID-19 
martedì 10 marzo dell’anno duemilaventi
Primo giorno di quarantena.
Tutto è surreale, sembra di essere stati catapultati all’improvviso dentro un film di Danny Boyle, solo che qui non siamo a “28 giorni dopo” ma di giorno ne è passato soltanto uno, in giro pochi zombies e per vedere la fine del film ci vorrà almeno qualche settimana, se tutto va bene.
Questo è uno di quei film che durano un sacco, uno di quei colossal di Hollywood annunciati in pompa magna dai trailer su schermi e maxischermi che quando poi li vedi capisci subito che la sceneggiatura è debolissima ma gli effetti speciali, quelli si che sono da oscar.
La trama è facile da raccontare: c’è un subdolo virus che gli scienziati chiamano COVID-19 e che i media hanno ribattezzato “Coronavirus”, un virus partito dalla Cina, che in due mesi ha fatto più o meno le vittime di un’influenza normale ma che se ti becca con le difese immunitarie un po’ deboli ti attacca i polmoni e passi a miglior vita in uno schiocco di dita. E questo virus è il protagonista assoluto del film e ha spopolato nello stato più popoloso del mondo, ha bloccato la sua economia per settimane e ha fatto crollare le borse manco fosse il 1929. E questo virus fa paura a tanti e fa ridere i più scettici ma una cosa è certa, questo virus ci ha costretti tutti a stare chiusi in casa.
Già, perché da qualche settimana il protagonista del film si è trasferito in Europa e ha trovato casa proprio in Italia, in quel di Codogno (Lombardia n.d.r.); sembrava che il contagio sarebbe stato contenuto e invece, in pochi giorni, quello che poche settimane fa ci sembrava una flebile minaccia Cinese lontana, ha cominciato a propagarsi anche in Italia, in maniera esponenziale, mietendo vittime tra i più deboli, paura e psicosi tra i più suscettibili, incredulità e dubbi tra i più incalliti complottisti.
Ammettiamolo, anche chi vi scrive, all’inizio era davvero scettico sul fatto che questa fosse poco più che una semplice influenza e invece col passare dei giorni, saranno le precauzioni sempre più restrittive o la velocità esponenziale del contagio, ma un pochino di ansia credo possiamo confessare di averla tutti.
Sono giorni che il sindaco ripete in tutti i modi possibili (anche con disegnini n.d.r.) di non uscire di casa ma siccome la gente non si fa prendere dal panico (o forse è incosciente) ha continuato fino all’altra sera a riempire bar e ristoranti noncurante del pericolo di contagi. Già perché il pericolo principale del virus non è quello di beccarselo ma quello di beccarselo insieme a tante altre persone contemporaneamente, intasando così ospedali e presidi medici e rischiando di portare al collasso una sanità nazionale che già così non è che sia messa benissimo.
Da ieri sera ci ha pensato il presidente del consiglio a dare manforte al nostro primo cittadino e le restrizioni applicate alla zona rossa (o arancione!?) che prima erano attribuite solo a Lombardia ed Emilia Romagna, sono passate anche a tutto il resto della penisola, isole comprese.
Il presidente Conte lo ha annunciato in edizione straordinaria a reti unificate. “Restate a casa” è il motto del momento, il premier non ha fatto in tempo a pronunciarlo che subito orde di italiani impazziti si sono riversati in massa nei supermercati aperti 24h per fare rifornimento e chiudersi in casa appunto, senza riflettere per un attimo che accalcarsi tutti insieme nei negozi aumentava a dismisura il rischio di contagio, ma siamo Italiani e dobbiamo dimostrarlo sempre, anche e soprattutto in questi momenti delicati.
Il decreto del governo ci costringe a rimanere nelle nostre abitazioni e spostarci soltanto per motivi di assoluta necessità.
Questo in sintesi il riassunto della situazione attuale a livello nazionale, questa la situazione in tempo reale dal sito della protezione civile:
I contagiati ufficiali in Sardegna sono circa una ventina, il contagio accertato più vicino a noi è a Sardara, a Gonnos ancora nessun tampone positivo, ma tutti siamo chiusi tra le quattro mura domestiche incollati alle notizie dell’ultimo telegiornale.
Le strade del paese sono deserte, dalle 18:00 di oggi vige l’obbligo di chiusura forzata per bar ristoranti e altri esercizi commerciali, il silenzio e la tensione che si respirano tra le vie hanno fatto piombare Gonnos in un clima da guerra post-nucleare e se si gira per le strade soprattutto la sera, si capisce che non è un eufemismo.
Fino a due settimane fa portavamo le maschere di Carnevale per le sfilate tra le strade del paese, da oggi si fa la fila per accaparrarsi le ultime mascherine protettive rimaste in farmacia, la quarantena è appena iniziata.

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