Quel 17 febbraio 1943. Per non dimenticare...

Erano le 14,45 di un pallida e invernale giornata di sole. Il lento trascorrere del tempo di un piccolo villaggio alle pendici del Monte Linas, fu interrotto bruscamente da un brusio crescente proveniente dal suono dei motori di apparecchi in volo. Non era la prima volta che a Gonnosfanadiga, piccolo centro di poco più di 5000 mila abitanti, si sentiva un fragore del genere: il passaggio degli aerei del vicino aeroporto militare di Villacidro, era ormai di casa ed era il segno persistente che l’Italia era in guerra. Ma i rumori di quel giorno erano diversi dal solito, più cupi, più sordi, più tragici, tanto che qualcuno del posto, stando alle testimonianze, si affrettò presto ad affermare “custusu non funti i nostusu”. Di li a poco si scatenò l’inferno. Centinaia di spezzoni vennero lanciati...
nel centro abitato e, nell’esplodere, sfondarono tetti e crivellarono di schegge cancelli, portoni, muri e, soprattutto, tanti corpi umani. Maggiormente colpite furono la Via Porru Bonelli e la via Guglielmo Marconi, le quali si trasformarono ben presto in laghi di sangue nel quale erano adagiati una grande quantità di corpi mutilati, molti dei quali ormai senza vita. Alcune bombe caddero nell’alveo del fiume, uccidendo diverse massaie che erano intente a lavare i panni, e anche vicino alle scuole elementari, causando tra le vittime parecchi bambini inermi. Dopo l’incursione cittadina, gli aerei della morte virarono verso la periferia, generando lutti e distruzione anche nelle campagne del pese. Alla fine di quel tragico pomeriggio sono stati contati centinaia di feriti e un numero di vittime pari a 83 morti durante l’incursione, a cui si devono aggiungere i decessi avvenuti nei giorni e nei mesi successivi presso gli ospedali cagliaritani che porta il numero ufficiale delle vittime a 96.
A 70anni di distanza da quei tragici eventi, è ancora vivo negli abitanti di Gonnosfanadiga il ricordo di quel drammatico 17 febbraio 1943. A testimonianza di questo, grande è stata la partecipazione dei cittadini agli eventi organizzati dall’amministrazione comunale per ricordare “su bombardamentu”. Particolarmente gremita la chiesa del Sacro Cuore, nella quale alle ore 16 di domenica si è svolta la messa di commemorazione delle vittime con la partecipazione del Vescovo Mons. Giovanni Dettori e di numerose autorità civili e militari. Molto seguita la fiaccolata che dalla chiesa è giunta ai piedi della gradinata e dove sono stati elencati i nomi di tutte le 96 vittime accertate. Suggestiva la scritta PACE costruita con l’apposizione di lumini lungo la scalinata e il lancio di lanterne al cielo a ricordare le anime scomparse. Infine a dir poco commovente la deposizione della corona di fiori nel monumento ai caduti in Piazza 17 febbraio con la partecipazione della banda “Giacomo Puccini” che ha intonato il “Silenzio”.
L’augurio che mi sento di fare oggi è che il ricordo seppur doloroso di quel pomeriggio di 70 anni fa non venga mai meno nella coscienza dei nostri compaesani. Sangue, urla, disperazione, famiglie dilaniate, devono restare sempre vive nella nostra coscienza, affinchè possano essere stimoli che ci spingano a prodigarci sempre più, per fare in modo che questi crudeli avvenimenti non si riverifichino. Dobbiamo prendere coscienza che quelle immagini di guerra e di morte che noi oggi siamo abituati a vedere in televisione e che ci sembrano tanto lontane, qualche anno fa (non poi così tanti) riguardavano casa nostra, le nostre strade, i nostri avi. Per questo dobbiamo agire in modo che rimanga in noi sempre viva la memoria di quelle 96 vittime innocenti, che 70 anni fa perirono senza neppure un perché.
E’ importante ricordare l’orrore di quel giorno. Per non dimenticare che il mondo è stato creato per vivere in pace, e la pace è un qualcosa che non ci viene calato dall’alto, ma che si costruisce, giorno per giorno. Per non dimenticare che la guerra non è mai giusta, non è mai “preventiva” di chissà quale male, non è mai “liberatoria” e per la pace. Per non dimenticare che la guerra porta sempre e soltanto terrore, morte e miseria.
Per non dimenticare…

P.S. Nella giornata di sabato 16 febbraio persso l'aula consiliare è stato presentato il libro "Gonnosfanadiga - 17 02 1943" scritto dall'Assessore Comunale alla Cultura Rita Maria Cristina Concas dedicato al ricordo dei fatti di quel tragico pomeriggio. Nel libro, secondo quanto affermato dalla stessa autrice, è possibile trovare "una sintesi perfettibile di tutto il materiale rinvenuto, che non ha alcuna presunzione se non quella di lasciare una traccia nella memoria di tuti noi su quel tragico 17 febbrio 1943". Il libro è stato stampato a cura dell'amministrazione comunale e donato all'Associazione "Io e Te Insieme" che ne curerà la distribuzione e a cui andrà tutto il ricavato della vendita.

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